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Vendiamo i beni confiscati alle mafie e investiamo il denaro in BTP e nelle scuole del Mezzogiorno

«Io sarei dell’idea che queste aziende non si debbano vendere, ma restare nel patrimonio dello Stato e debbano essere usate come simbolo contro la criminalità organizzata». A dichiararlo all’agenzia Askanews è Giuseppe Giuffrida, amministratore giudiziario di Catania di beni sequestrati alla mafia. Che poi però sottolinea la scarsità di personale all’Agenzia beni confiscati rispetto alla quantità di beni sequestrati: “L’agenzia gestisce in questo momento 12mila beni immobili in Italia e 3mila aziende. A gestire l’Agenzia ci sono solo 50 persone, ce ne vorrebbero 500”.
Ebbene non mi trovo d’accordo con Giuffrida: arrivare a 500 assunti in Agenzia, vorrebbe dire aumentare le spese per lo Stato e in fase di spending review forse non è il caso. Sono in disaccordo con Giuffrida anche sul tenere nel patrimonio dello Stato i beni confiscati.
Dopo i no a Giuffrida avanzo una semplice proposta: vendiamo i beni dei mafiosi e investiamo questo denaro in BTP, in titoli di Stato; è denaro che vincoliamo alla conclusione dei processi relativi ai beni confiscati. Terminati questi processi, si spera in modo positivo per lo Stato, le somme investite in BTP e affini verranno utilizzati per costruire e ristrutturare le scuole del Mezzogiorno e per potenziare i mezzi delle forze dell’ordine. Che ne pensano il ministro dell’Interno Alfano e il dottor Giuffrida? Si può fare?
 
  • GIOVANNI 53 |

    COMPLETAMENTE D’ACCORDO, PER MOLTISSIME RAGIONI. TENENDO ANCHE CONTO DEL FATTO CHE POSSONO RICOMPRARLI GLI STESSI, SONO COMUNQUE STATI COLPITI DOVE PIU’ GLI INTERESSA.

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