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Scuole materne e istruzione di base: pediatri e professori chiedono di fare di più nel Sud Italia

Assieme alle mafie, il problema maggiore del Sud Italia è l’abbandono scolastico e, più in generale, l’istruzione di base. La conferma l’ho trovata dentro quest’articolo del professor Salvatore Modica, docente di economia politica all’università di Palermo, apparso di recente sul Sole24Ore. Il titolo è: “I tre pilastri sui quali far ripartire il Mezzogiorno”. E’ da leggere tutto e con attenzione; a me però interessa far emergere il tema della scuola: “Istruzione di base. Il dato da cui partire è che la differenza Nord-Sud nei dati OCSE-PISA degli ultimi anni è uguale a quella nei dati sull’alfabetizzazione del 1861. Si può ridurre significativamente questo divario? Certamente non nei due anni che restano al governo in carica. D’altra parte abbiamo ormai gli strumenti per farlo, e il governo potrebbe porre le basi per un intervento che duri nel tempo pur sapendo che non ne raccoglierà appieno i frutti. Il passaggio cruciale sta nel perseguire obiettivi misurabili partendo da asili e scuole elementari. Per le scuole indicatori affidabili della qualità dell’apprendimento sono ormai disponibili; per migliorarli sarebbero necessarie lezioni aggiuntive nel doposcuola. I migliori asili italiani sono un modello per tutti, sarebbe auspicabile esportarli anche al Sud. E per questo non servono regole, servono un po’ di Mary Poppins emiliane. Menziono en passant un fatto importante perennemente ignorato: al Sud lo sport da ragazzi è un lusso per pochi”.

Appoggio in pieno quanto scrive il professor Modica. Per cambiare il Sud, oltre al sacrosanto taglio dell’Ires e alla fin troppo annunciata lotta alle mafie, è fondamentale investire sui bambini. Lo chiedono anche i pediatri italiani in un documento elaborato dall’associazione culturale pediatri (Acp), presentato a Napoli all’apertura del congresso nazionale. I pediatri chiedono di inserire nel masterplan per il Sud un “piano infanzia” che si potrebbe avviare, spiegano, con la metà di quello che oggi si spende per i bambini a rischio. ”Investire su politiche di prevenzione è la migliore arma – sottolinea l’associazione Acp – per scongiurare molti problemi legati allo svantaggio sociale, quali povertà, delinquenza, abbandono scolastico, malattia, disoccupazione”. Nel piano per l’infanzia servono investimenti sugli asili nido e risorse erogate con continuità. Viene inoltre proposta la realizzazione del programma ‘Adozione Sociale’ di accoglienza e accompagnamento mamme, nuclei familiari e bambini nei primi mille giorni vita, articolato in vari interventi. Si parte durante la gravidanza con accoglienza psico-socio-sanitaria e monitoraggio attraverso i consultori, per continuare nei punti nascita con altre agenzie territoriali.

Ovvio che sono piani a lunga scadenza: c’è bisogno di soldi e pazienza. D’altronde la “questione meridionale” ha toccato quota 160 anni…. #inattesadelmasterplan

  • lettore_attento |

    Si potrebbero abbreviare di molto i tempi ed ottenere risultati lusinghieri se si facesse gestire le scuole dai docenti. Responsabilizzandoli con l’elezione del gruppo dirigente pro-tempore e la votazione sui CV presentati, sarebbero costretti a valorizzare le migliori professionalità, anche perché incomberebbe sempre lo spettro della chiusura se i genitori non iscrivessero i figli!

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