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Svimez: la resilienza del Mezzogiorno e l’insegnamento di Keynes

A parte qualche giornale (vedi il Sole24Ore), in pochi hanno dato rilievo ai dati del centro studi Svimez sul Mezzogiorno. Qui c’è l’articolo apparso sul Sole24Ore di oggi (29 luglio) e qui invece ci sono le anticipazioni del rapporto Svimez, 34 pagine, prima del più corposo dossier autunnale. Non ripercorro tutti i dati ma segnalo soltanto che il 2015 è stato un anno “eccezionale per il Mezzogiorno”: ha interrotto sette anni di cali del Pil e “ha realizzato una crescita maggiore di quella del Centro-Nord”, il +1% contro il +0,7%.

Dalle anticipazioni emergono tanti spunti su cui focalizzare l’attenzione. Uno fra tutti è l’uso del termine “resilienza” anche in ambito economico, parola presa in prestito dalla psicologia. Dal documento Svimez: il dato positivo del Mezzogiorno “oltre a segnare una non scontata inversione di tendenza, mostra i tratti di resilienza nei settori produttivi e soprattutto quanto il Sud sia “reattivo” alla leva degli investimenti pubblici: il pur modesto incremento del 2015 ha consentito ad esempio una ripresa, piccola ma significativa, del settore delle costruzioni, decisivo per l’economia meridionale“.

Lode agli investimenti pubblici dunque: come insegnava l’economista liberale britannico John Maynard Keynes, il cui pensiero per anni è stato marginalizzato dai neoliberisti. Sempre dal rapporto Svimez: “I moltiplicatori che si desumono dal nostro modello econometrico (fig. 33), infatti, sono superiori all’unità soltanto per gli investimenti pubblici, determinando dunque un impatto positivo o negativo più che proporzionale: per il Mezzogiorno, ad esempio, mentre la riduzione di un euro di tasse indirette determina un incremento di 0,19 centesimi del Pil, un solo euro aggiuntivo di investimenti pubblici produce un incremento di reddito pari a 1,37 euro, e addirittura l’effetto cumulativo misurato a cinque anni di distanza dall’investimento iniziale darebbe luogo a un incremento pari a 1,85 euro“.

Le anticipazioni Svimez sono interessanti e di attualità. Segnalo il passaggio in pagina 19 sulla Sga e il fondo Atlante: “Tra i partecipanti al fondo Atlante sarebbe presente anche la Società di Gestione delle Attività (Sga), che a suo tempo rilevò le partite in sofferenza del Banco di Napoli; secondo la Svimez, sono risorse che in qualche modo dovrebbero ritornare nei territori da cui provengono”. Di Sga, per chi fosse interessato, ne scrive anche Mariarosaria Marchesano, in un libro uscito in questi giorni dal titolo “Miracolo Bad Bank” (edito da goWare).

Infine il riferimeno alle Zes, le Zone economiche speciali: secondo lo Svimez sarebbe opportuno predisporre una legge nazionale  “che ne consentisse una implementazione in tempi brevi”. Le Zes sono una strumento utilizzato negli ultimi 20 anni in tutte le regioni del mondo per contribuire a superare i problemi del sottosviluppo di aree o regioni depresse. Svimez fa in particolare riferimento alle Zes della Polonia (pag 18): “L’esperienza polacca, cui il Rapporto dedicherà uno specifico approfondimento, conferma la validità dei risultati ottenuti: tra il 2005 e il 2015, gli investimenti localizzati nelle Zes sono stati pari a quasi 20 miliardi di euro, gli occupati sono passati da 75 a 287 mila, con un incremento di quasi 213 mila nuovi posti di lavoro” (Fig. 16).

Ecco tutto. Ci sarebbe da approfondire ancora di più ma il rischio noia per il lettore è dietro l’angolo. Il Mezzogiorno comunque ha ancora energie.