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Sud: gabbie salariali e infrastrutture. Che ne pensano economisti e imprenditori

La recente newsletter (6 settembre) della Lavoce.info è particolarmente interessante. Vi sono due articoli sul Mezzogiorno che fanno chiarezza su gabbie salariali e divario infrastrutturale.

Il primo articolo ha un titolo che sembra mettere la parola fine all’annosa querelle: “Gabbie salariali: il caso è chiuso”. Gli autori sono due economisti, Guido De Blasio e Samuele Poy, il cui lavoro è stato pubblicato sul Journal of Regional Science. “Abbiamo utilizzato alcune moderne tecniche statistiche per verificare gli effetti delle gabbie salariali”, scrivono sul Lavoce.info De Blasio e Poy. Risultato? Dallo studio emerge che “l’effetto sull’occupazione di quegli anni sia stato modesto”. Evidenzio il tema, perché ancora adesso, ci sono economisti e studiosi che hanno nostalgia delle gabbie salariali: si è discusso del tema anche su Econopoly, interessantissimo blog “cugino” del Sole24Ore. La statistica ha dunque messo la parola fine al dibattito. Si spera.

L’altro articolo che citavo ha come titolo “Nord e Sud divisi anche dalle infrastrutture”. L’autore è Natale Martucci con doppia laurea alla Bocconi e all’Università di Calabria, oltre che ex consigliere provinciale a Crotone e imprenditore vitivinicolo. Martucci non fa sconti al Sud Italia e alla sua classe dirigente: “Il Mezzogiorno è in parte responsabile dei suoi ritardi. Scegliere però di ridurre la spesa piuttosto che agire in maniera ferma per combattere i fattori che la rendono inefficiente, significa rinunciare al Sud, considerarlo come causa persa”. Due elementi su tutti indicati da Martucci? “Oggi al Sud circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia (rapporto Pendolaria 2015, Legambiente) e Calabria, Sicilia e Sardegna sono le regioni con la peggiore qualità degli edifici scolastici”.

Non vado avanti e vi invito a leggere l’articolo di Martucci: è la risposta matura e puntuale del rappresentante di una classe dirigente e imprenditoriale, quella meridionale, spesso criticata. E non è un’eccezione.