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Beni confiscati e la proposta della Fondazione con il Sud

Ho letto la proposta della Fondazione con il Sud per rendere più efficiente la gestione dei beni confiscati (qui). Quello che mi ha sorpreso è la difficoltà di avere dati certi: “In Italia sono oltre 23.500 gli immobili confiscati alle mafie, ma non si conoscono quanti sono utilizzati    (si stima poche centinaia) nonostante i 21 milioni di euro destinati per sistemi informativi per lo scambio di dati e informazioni sui beni”. 

Ben 21 milioni di euro, viene specificato, che nel precedente ciclo della programmazione dei fondi strutturali sono stati destinati alla mappatura dei beni confiscati con i progetti REGIO (un sistema informatico del valore di 7 milioni di euro) e SIT-MP (un sistema informatico telematico del valore di circa 14 milioni di euro) nati proprio allo scopo di garantire un continuo scambio di dati e informazioni sui sequestri. Nonostante ciò vi è difficoltà nel sapere quanti beni siano utilizzati.

Già qui sorgono i primi dubbi sul progetto, sicuramente interessante e approfondito, messo a punto da Fondazione con il Sud insieme ad altri partner. E’ giusto e opportuno un aggiornamento della legge Rognoni-La Torre e della successiva legge 109 del 96 per il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Mi chiedo però: è proprio necessaria la creazione di un nuovo Ente pubblico economico con un altro consiglio d’amministrazione e altri costi per lo Stato?

Non mi limito però a porre interrogativi. In periodo di spending review, ci potrebbero infatti essere soluzioni diverse: la parte più rilevante dei beni è indubbiamente quella immobiliare. C’è la Sgr Invimit, al 100% del ministero dell’Economia, che ha dentro competenze importanti: si potrebbe creare all’interno della stessa un fondo ad hoc a cui apportare i 23.500 immobili; un apporto da realizzare soltanto dopo aver concluso il monitoraggio degli immobili. A quel punto si saprebbe tutto: valore, occupanti e tutto quello che serve per renderne efficiente la gestione.

E’ una proposta che parte dall’esistente senza nuove e ridondanti strutture pubbliche.