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In ricordo di Giancarlo Siani, giornalista

Copiato e incollato dal profilo Facebook del prof. Enrico Ariemma: è un ricordo di Giancarlo Siani nel giorno del suo assassinio per mano di camorra avvenuto il 23 settembre 1985. Condivido tutto. Grazie

“scrivi ciò che vedesti, manderò la mia voce dalle rovine, e ti detterò la mia storia, piangeranno i secoli su la mia solitudine, e le genti si ammaestreranno nelle mie disavventure” …

E questo è l’ultimo articolo, i muschilli, ventiquattr’ore prima.

“Ragazzi, molto spesso bambini, già inseriti in un “giro” di droga. Per loro quale futuro? Se non diventano consumatori di eroina, se riescono a sopravvivere, è difficile che possano imboccare altre strade che non siano quelle dell’illegalità, dello spaccio diretto, dello scippo, del furto. E in provincia di Napoli lo spaccio della droga è diffuso, ramificato, controllato dai grossi clan della camorra. A Torre Annunziata un traffico che fino all’agosto dell’anno scorso era direttamente gestito dal boss Valentino Gionta. Dai grandi distributori alla vendita al dettaglio ed in questa seconda attività è più facile organizzarsi in proprio, poche bustine per guadagnarsi da vivere ma l’eroina entra in casa diventa familiare, anche per i ragazzi. Un fenomeno diffuso contro il quale c’è stata già la ribellione delle madri antidroga dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Lì dove l’eroina ha ucciso, ha distrutto giovani e famiglie. ‘Basta con la droga’ lo hanno gridato nelle piazze, lo hanno detto a Sandro Pertini, lo ripetono ormai da tempo per ottenere strutture, comunità terapeutiche, un aiuto per liberarsi dalla “piovra”. E nella provincia il malessere, il degrado, l’abbandono sono sempre più acuti. Dove gli intrecci tra camorra e droga sembrano imbattibili. Dove alla cronica carenza di tutto, dalle case al lavoro, agli ospedali, si aggiunge anche il ritardo negli interventi per il recupero dei tossicodipendenti. A Torre Annunziata e nella zona vesuviana si aspetta una comunità terapeutica, una “Zattera”, un presidio sanitario da anni, ma fino ad oggi non è stato realizzato niente.”

Giancarlo Siani.

In tempi di patenti dispensate come piatti di lenticchie con ipocrisia tutta itagliana, Giancarlo Siani è un EROE.

Napoletano.

Un eroe napoletano.

Uno che rompeva le palle a Gionta, che sputtanò Nuvoletta, cose inaudite, uno che “la mafia è una montagna di merda” lo diceva ogni giorno, sul campo, in trincea.

No, io non lo avrei saputo fare.

un EROE.

Che impressione quella sera, e che rimorso oggi, rimorso verso il me stesso diciottenne che poco sapeva e meno comprendeva la grandezza del sacrificio di quel ragazzo che amava vita, giustizia, verità.