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Beni culturali, la fuga degli studenti e un piano strategico per il turismo nel Sud Italia

Sui giornali di oggi (3 gennaio) si titola sulla grande fuga degli studenti dai Beni culturali. Ed è veramente assurdo che ciò avvenga nel Paese con il più alto indice di monumenti al mondo. Basta vedere la pubblicità di questi giorni sulla Rai del programma di Alberto Angela sulle Meraviglie d’Italia per capire che è quello il nostro tesoro.

Ma a parte le consuete ovvietà, ho veramente difficoltà a capire perché alcune regioni e città del Sud non puntino decisamente su turismo e attrazioni culturali. Come dicono gli intellettuali, bisogna creare uno storytelling, una narrazione intorno ai Templi di Agrigento o di Paestum, o sui Bronzi di Riace. E chi è più capace di questo se non coloro che hanno le competenze storiche e turistiche? Poi ci vogliono i manager, gli esperti di marketing e tutto il contorno. Non basta quanto fatto a Pompei.

Chi crede nel bacino culturale del Sud? E soprattutto c’è un piano, una strategia, una visione per il Mezzogiorno e i suoi beni culturali? Chissà se in campagna elettorale si parlerà anche di questo.

  • Marco |

    Ho 60 anni. Da sempre sento politici affermare, prima di ogni elezione, che il nostro petrolio è la cultura e l’arte, che siamo i migliori ed abbiamo il patrimonio più importante del mondo, e bla e bla. Mia figlia ha 28 anni, 2 lauree e 2 master in conservazioni beni culturali, un discreto curriculum di esperienze fatte in vari contesti universitari e presso cooperative: TUTTE PRATICAMENTE A TITOLO QUASI GRATUITO. Tanto che io, per scherzarci sopra e sorridendo le dico: “…erano più fortunati gli schiavi egizi. Mangiavano 3 pasti al giorno ed avevano un posto letto…”. Mia figlia ha lavorato 4 mesi a Pompei 9 ore al giorno per 5oo euro al mese, retribuita dall’Università, con 1 solo pasto al giorno ed un posto letto in un luogo che nemmeno i barboni ci avrebbero dormito. Un posto di lavoro serio nell’ambito che lei ha scelto e che la renderebbe felice? NESSUNA PROSPETTIVA. Concorsi quasi assenti o centinaia di partecipanti per 1 solo posto con contratto biennale. No! Cambiano i Governi (…e io ne ho visti tanti), ma di strategie nemmeno l’ombra. Se non per riempirsi la bocca e fare bella figura sull’opinione pubblica. Le cooperative? Molte pagano dopo 8 – 10 mesi. Nessuna etica e serietà. Una situazione imbarazzante. Poveri figli nostri… Povero il nostro paese… Povero il nostro futuro, se l’unica speranza dei nostri giovani è la fuga all’estero. Faccio presente che la “fuga” dei giovani che “scappano” dal sud per trovare lavoro al nord ha prodotto interi paesi svuotati, o abitati solo da anziani: senza nessun futuro e progetti di crescita. Questo è una realtà da ormai decenni. Questo sarà il destino dell’Italia fra 20 o 30 anni: una nazione di anziani senza più nessuna prospettiva. Sono pessimista??? No! Sono realista. Basta guardarsi in giro ed approfondire…
    Grazie e saluti. Marco Sàssoli, Bologna – Italia (bel paese… ma ancora per quanto tempo????)

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