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Il Grand Tour per rilanciare i Beni culturali del Mezzogiorno (e trattenere i giovani)

Ci sono due ottimi blog che vi invito a visitare sul sito del Sole24Ore (www.sole24ore.com): Alley Oop ed Econopoly creati rispettivamente dai colleghi Monica D’Ascenzo e Alberto Annicchiarico. Ho deciso di “copiarli” su un tema specifico: Beni culturali del Sud Italia, come valorizzarli. Il primo intervento che vi propongo è quello di Mauro Panebianco, partner di Pwc. Buona lettura

Quando pensiamo all’Italia non possiamo non ricordare la sua incredibile biodiversità e ricchezza storica; il 72% del territorio è suddiviso in comuni con meno di 5 mila abitanti e di questi oltre 200 sono borghi storici tutelati dalla Sovraintendenza dei beni artistici e culturali o addirittura dall’Unesco. Il numero di chiese, musei e siti archeologici la pongono ai vertici mondiali per varietà e qualità del patrimonio artistico.

Nonostante i numeri di tale sorprendente tesoro, localizzato in prevalenza nel Centro-Sud del Paese, la valorizzazione e la tutela di quest’immenso patrimonio purtroppo non viaggiano di pari passo. Confrontando il numero di siti e i flussi turistici per regione, emerge chiaramente che Lombardia, Veneto, Trentino e Lazio valorizzano maggiormente i propri siti culturali seppur al di sotto del loro potenziale, mentre il Sud Italia è in una situazione alquanto deludente. Se consideriamo ad esempio la Reggia di Caserta (nella foto in alto), il palazzo Reale più grande al mondo, essa registra un numero di circa 700 mila visitatori all’anno, notevolmente inferiore rispetto a residenze simili quali Versailles, Buckingham Palace e Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo che superano ciascuna diversi milioni di presenze annuali. Sempre rimanendo in Campania, se pensiamo alle oltre 200 chiese abbandonate di Napoli c’è da chiedersi se non sia arrivato il momento di iniziare a puntare su una risorsa così abbondante e sotto utilizzata del nostro Paese.

Ma come si può intervenire?

Le regioni e le città del Sud dovrebbero puntare su un turismo di qualità, creando attrazioni culturali all’altezza di quanto sta avvenendo in altri Paesi a noi vicini. Senza citare la Francia o la Spagna, basta guardare agli straordinari successi realizzati dalle vicine Slovenia e Croazia. Per parafrasare il grande stratega di comunicazione americano Mark Victor Hansen, il 90% del successo di qualsiasi prodotto o servizio risiede nella sua promozione. Riuscire quindi a costruire uno storytelling che utilizzi i nuovi strumenti d’informazione di massa per dare visibilità internazionale, se non addirittura per costruire un vero e proprio brand su alcuni dei siti storici italiani, è ormai imprescindibile. Ma per raggiungere questi obiettivi sono sempre più fondamentali strategie di marketing e comunicazione che si appoggino all’innovazione tecnologica, sfruttando i social network per migliorare l’interazione e l’attrazione del pubblico nonché i meccanismi di social engagement, in grado di creare una rete di relazioni internazionali. Un coordinamento a livello centrale in questo caso è fondamentale, troppe le micro iniziative che non possono raggiungere le economie di scala necessarie a fare sistema e troppi i campanilismi e gli interessi particolari che impediscono di fare il salto che merita, relegando il nostro Paese ai margini.

Il Grand Tour

L’innovazione tecnologica, mediante l’estensione dei contenuti a livello digitale, costituirà un valido alleato per migliorare gli spazi di interazione col pubblico e con le opere, attraverso attività interattive in loco e a distanza per preparare il visitatore ancor prima del viaggio. Gamification, visualizzazione 3D, realtà aumentata, ologrammi e schermi interattivi, sono solo alcuni degli esempi di tecnologie da mettere a frutto per questo obiettivo. Si pensi al caso virtuoso di Exploracity, la piattaforma mobile per visitare Genova con l’aiuto di realtà virtuale e realtà aumentata e un gioco alla ricerca degli antichi mestieri nel centro storico della città realizzata con il patrocinio e in collaborazione con il Comune di Genova. Una App come questa attirerebbe sicuramente l’attenzione di italiani e stranieri se sviluppata, ad esempio, per promuovere località straordinarie del Centro e Sud Italia ma pressoché sconosciute. Un altro esempio replicabile è la piattaforma tecnologica che fa rivivere virtualmente luoghi ed esperienze lungo i percorsi italiani del Grand Tour, ovvero il lungo viaggio dall’Europa continentale all’Italia che i giovani ricchi dell’aristocrazia europea del XVII secolo svolgevano per perfezionare il loro sapere.

Tecnologia e indotto

Sfruttando tali tecnologie si potrebbe, per esempio, pensare di creare percorsi tematici che coinvolgano zone del Centro Sud Italia facendo rivivere parte del loro glorioso passato. Questo tipo di attività genererebbero impatti economici significativi oltre ad avere importanti risvolti culturali anche in chiave di conservazione e valorizzazione del territorio, attraendo interesse e investimenti pure dall’estero. Il caso di Pompei con alcune università inglesi lo dimostra. Si creerebbe quindi un indotto a livello turistico (strutture ricettive e di ristorazione) e non solo, in grado di generare nuove professionalità e quindi nuovi posti di lavoro. Questo sforzo “multi canale”, potrebbe inoltre portare alla riqualificazione degli spazi urbani, aumentando e migliorando servizi e trasporti con ricadute positive sui prezzi degli immobili come nel caso di Siracusa Ortigia. In tutta Italia, ma nel Centro Sud in particolare, Cultura, Conoscenza e Innovazione rappresentano la vera opzione, soprattutto per i giovani; per pensare a un nuovo e concreto futuro, in cui non siano obbligati ad andarsene dal loro Paese, ma dove al contrario possano restare per creare benessere, attirare idee, talenti e investimenti dal resto del mondo.

 

  • pasquale sorrentino |

    discussione molto interessante, mi piacerebbe potervi partecipare. Grazie

  • fabio |

    Cultura, Conoscenza e Innovazione –> Su Triscovery.com siamo impegnati ogni giorni per raggiungere questi obiettivi

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