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Seconda puntata del Grand Tour: 8 parole per il marchio Sud (che attiri turisti)

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(nella foto la Valle dei Templi di Agrigento)

Il secondo intervento del Grand Tour nel Sud Italia è di Paola Fandella, docente responsabile del corso di economia e gestione dei Beni culturali e dello spettacolo all’Università Cattolica di Milano. Il tema è sempre quello dei Beni culturali del Sud Italia, come valorizzarli. In questo caso si parla di turismo, brand e identità.

Il Sud Italia deve affermare una chiara identità, un brand che si identifichi con le seguenti otto parole: storia, arte, cultura, tradizioni, artigianato, enogastronomia, ospitalità, natura/paesaggi. Perché il Sud ha tutte queste caratteristiche nel proprio dna e deve farle conoscere ancora più di quanto già non lo siano. Ricordiamo, per esempio, del seguito che hanno all’estero le trasmissioni televisive sul Sud Italia: sui canali della Bbc sono spesso presenti chef come Gennaro Contaldo, originario di Minori, Costiera Amalfitana. E ancora: ricordo il viaggio siciliano dello chef Giorgio Locatelli con Andrew Graham-Dixon (sempre per la Bbc).

Fra l’altro, secondo me una specifica qualità in più che ha il Sud è l’orgoglio della propria identità, caratteristica che diventa un fattore positivo per affermare e far conoscere tutto ciò che di positivo lo caratterizza in termini di storia, arte o artigianato. Questo è importante perché per “attrarre” turismo non bisogna snaturarsi ma anzi il turista viene attratto dalla forza identitaria propria del Sud Italia. E’ necessario dunque creare un rapporto turismo-territorio: attenzione però a non perseguire un obiettivo di breve periodo meramente economico tale che il territorio diventi “succube” del turismo. Occorre lavorare sullo sviluppo del turismo in termini di qualità: qualità di quello che si offre ma anche qualità di chi viene a fruire delle bellezze del territorio.

Sicuramente i passi da fare sono tanti. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Mappatura dei sistemi di collegamento: potrebbe essere realizzata da startup di giovani che studiano al Politecnico. Serve per vedere quali siano effettivamente i “canali” di collegamento e con quali regioni/paesi e mezzi vengono effettuati. Quali frequenze? Quali costi? Quali gap da sanare e/o implementare?
  • Sull’estero: lavorare con gli Istituti Culturali che sono gli avamposti della nostra identità, hanno collegamenti con le università e le istituzioni culturali delle nazioni ove operano e….attraggono i potenziali turisti “colti”.
  • Sempre sull’estero: lavorare con le realtà produttive del Sud che già operano all’estero (per esempio al Borough market londinese ci sono tantissimi italiani che portano i loro prodotti).
  • In loco: creare reti e sistemi integrati. Penso a un progetto di rivalutazione dei borghi antichi con formule di B&B per fornire agli stranieri la possibilità di vivere “come gente del Sud” e magari di insegnare loro a cucinare.
  • Sempre in loco: fare partnership con università per creare guide giovani, che sappiano le lingue e possano far conoscere e spiegare i tesori di città e borghi.

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