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Terza puntata del Grand Tour: Cultura 4.0 e il ruolo del Sud Italia

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(Il museo archeologico virtuale di Ercolano – Mav)

Il terzo intervento del Grand Tour nel Sud Italia è di Giovanni Verreschi, fondatore e presidente della società genovese ETT, specializzata tra l’altro nella valorizzazione (attraverso le tecnologie) di musei. Il tema è sempre quello dei Beni culturali del Sud Italia, come valorizzarli. In questo caso si parla di  nuove tecnologie e trasformazioni digitale.

Il 2018 è l’anno europeo del patrimonio culturale. Un’iniziativa delle istituzioni europee per dare risalto alla complessa funzione dei Beni Culturali, nell’ottica di un rafforzamento dell’identità europea comune e come fattore irrinunciabile di crescita economica e sociale. Questo vale soprattutto per il nostro Paese dove, con oltre 60 milioni di visitatori e incassi vicini ai 200 milioni di euro nel 2017, i musei italiani hanno vissuto un anno da record. I musei resi autonomi dalla recente riforma del MiBACT hanno mostrato risultati tra i più lusinghieri, segno che il cambiamento nel settore culturale può offrire risultati rapidi e può mettere in campo potenzialità inespresse del nostro patrimonio culturale.

Questo cambiamento è ancora lungi dal dare risultati omogenei e ci sono zone, nel Sud del Paese, che faticano a tenere il passo. Le ragioni del ritardo hanno radici profonde, spesso strutturali alla natura del patrimonio culturale italiano, così ampio e distribuito in una miriade di piccoli borghi. Questa frammentazione, storicamente, ha posto enormi sfide di conservazione, mettendo in secondo piano il tema della valorizzazione e della fruizione. Solo in anni recenti, si è fatta strada la consapevolezza che la valorizzazione sia un fattore imprescindibile, generando l’effetto moltiplicatore economico necessario per garantire la fruizione dei beni culturali più marginali e la sostenibilità delle azioni di tutela e conservazione.

Lo stesso BES 2017, il Rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia, presentato dall’Istat, propone oggi un nuovo indicatore “Diffusione e attrattività del patrimonio museale” che indaga musei e strutture analoghe al fine di misurare la “ricchezza culturale” dei territori. L’indicatore non solo conta le strutture, ma incrocia la loro densità territoriale con il numero dei visitatori annui, evidenziando il ruolo “attivo” dei beni culturali. Il rapporto evidenzia che il patrimonio museale è più “attivo” nelle regioni del Centro (3,9) rispetto al Nord (1,4) e al Sud (0,8) e, tra queste, quelle che ospitano i grandi poli di attrazione turistica mostrano i valori più alti.

Una via italiana alla valorizzazione del patrimonio dovrà quindi costruire una rete attiva tra i grandi attrattori turistici e i piccoli tesori sparsi nelle innumerevoli località della provincia italiana. In questa ottica le nuove tecnologie e la trasformazione digitale giocheranno un ruolo cruciale su diversi piani: migliore interconnessione tra le realtà della filiera culturale; esperienze di visita più coinvolgenti e nuove strategie di audience development; misurazione e valutazione puntuale delle performance e dei risultati.

Regioni come Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia hanno offerto un terreno fertile per una valorizzazione che unisca la conservazione attiva del patrimonio alla consapevolezza del valore identitario e attrattivo dello stesso. “Valorizzazione” e “innovazione tecnologica” sono le parole che meglio descrivono il futuro dei beni culturali. Un futuro riconducibile alla Digital Transformation che oggi sta rivoluzionando le filiere produttive e l’intero assetto sociale. Un cambiamento profondo che attraversa anche il settore culturale.

Il recente riconoscimento normativo delle “imprese culturali e creative” è un primo passo in questa direzione. Si sente però l’esigenza di un piano più complessivo, in analogia con l’iniziativa governativa “Industria 4.0”, che stimoli l’innovazione dell’intero settore culturale. Un piano che favorisca la creazione di ecosistemi dei beni culturali, valorizzando le potenzialità delle partnership pubblico-privato e riconoscendo alle imprese culturali e creative un ruolo di apripista nell’innovazione tecnologica in ambito culturale. Si sente anche l’esigenza di una tempestiva riformulazione delle regole che individui criteri chiari e certi per governare questa fase di rapida transizione tecnologica e organizzativa, un piano complessivo che adegui la gestione del patrimonio culturale ai cambiamenti che oggi coinvolgono i settori contigui a quello culturale: dai media al turismo, dall’ospitalità alla mobilità.

Il paradigma “Cultura 4.0” è una sintesi inedita tra innovazione e heritage culturale, in grado di integrare i diversi saperi, riformulando la grande tradizione culturale del made in Italy, verso un’offerta innovativa eppure riconoscibile e culturalmente connotata. E’ un’idea di patrimonio culturale che unisce le esigenze di tutela e conservazione a una sempre maggiore necessità di fruizione e valorizzazione. Ma è soprattutto innovazione e reinterpretazione profonda della tradizione e della creatività italiana, della capacità del nostro Paese di creare eccellenze che primeggiano nella sintesi tra cultura, creatività, tecnica, estetica e design.

  • Maximiliano Montato |

    Congratulazioni!

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