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Il giudice Scopelliti, ucciso dalle mafie, ricordato a teatro dai ragazzi calabresi

Per ucciderlo si allearono Cosa Nostra e 'ndrangheta. Il magistrato calabrese Antonino Scopelliti era uno che dava proprio fastidio alle organizzazioni criminali. A vent'anni dalla morte, gli studenti della provincia di Catanzaro, lo hanno ricordato in uno spettacolo teatrale dal titolo  «Nino, che silenzio stasera» di Gregorio Calabretta, ispirato proprio all'esempio di legalità di Scopelliti.

 Gli studenti calabresi sono quelli dell'istituto comprensivo "Gianni Rodari" di Soveria Mannelli e Carlopoli. Che sono stati premiati con una medaglia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E hanno anche partecipato con la loro piéce teatrale al festival per le scuole "PulciNellaMente" organizzato dal comune di Sant'Arpino in provincia di Caserta.

Che dire. Sono sempre più piacevolmente sorpreso dagli italiani, grandi e piccoli, del Sud Italia. Ci sono storie come questa che fanno pensare. Tanti magistrati e funzionari dello Stato onesti, uccisi dalle mafie, non sono morti invano.

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  • gregorio calabretta |

    Se due genitori al proprio figlio gli urlano sempre che è cretino, il ragazzo alla fine finirà per convincersene. Cosi i mass media col sud: siamo presenti solo per episodi e circostanze negative. Quello che rattrista è che stanno per convincere anche noi stessi che qua tutto è negativo. Così anche noiparliamo poco delle positività e molto di più delle negatività che pure non mancano.
    Questa terra un giorno tornerà a risplendere al centro del mediterraneo, come polo culturale importante. La nostra cultura ha radici così profonde che si perdono nella notte dei tempi, quando ancora l’Italia era lontana.
    Purtroppo ce ne stiamo dimenticando.

  • bet |

    Due giorni fa ho conosciuto Gregorio Calabretta. Gli ho consigliato di lasciare la Calabria se la sua passione è il teatro. Qui non avrà mai la giusta attenzione. Si tende a soffocare i talenti mai ad incentivarli. Il destino del calabrese è da emigrante. Ieri come oggi. Per cambiare servono secoli

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