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Virgilio, Giacomo Leopardi, Giordano Bruno e il turismo culturale nel Mezzogiorno

Leggo di lunghissime code per la mostra londinese su Leonardo da Vinci. Ma ancora più interessante è sapere che ci sono 400mila visitatori l'anno dove il genio ha passato gli ultimi tre anni della vita, in Amboise (Loira). Un'enormità: solo per vedere dove è morto Leonardo.

Scusate se torno su questi argomenti (vedi i post su Pompei e la Valle dei Templi di Agrigento) ma c'è da dire che inglesi, e ancor più i francesi, sono veramente bravi nella promozione turistica. Non mi risulta che vi siano code vicino la stazione di Mergellina, a Napoli: lì ci sono sepolti addirittura Virgilio e Giacomo Leopardi e l'ingresso al museo è gratuito!

E ancora, Giordano Bruno di Nola (Napoli): una scrittrice inglese ne ha fatto il protagonista dei suoi libri e vende migliaia di copie. Ma non mi risulta che ci siano turisti sul monte Cicala, in contrada San Giovanni in Cesco,  dove il filosofo è nato (sappiamo tutti invece come e dov'è morto).

Turismo culturale o d'élite lo definiscono i cugini transalpini. Perché nel Sud Italia non li copiamo?

  • eleonora |

    perche’ al sud ci siamo da tempo specializzati negli investimenti produttivi (che poi sfruttiamo al massimo al 40%, in assenza di adeguato bacino di utenza di clienti), che lievitano al di sopra di ogni giustificazione….il perche’ e’ facile immaginare :-/
    Utilizzare i finanziamenti pubblici come surrogato del mercato certo non rafforza le competenze promozionali (e in generale di marketing) di una classe imprenditoriale peggiore di quella politica!

  • Tony Rallo |

    Assoolutamente d’accordo !!!
    Per favore continui a scrivere su questo importantissimo argomento e finalmente svegliare le gattopardiane assopite anime del Sud a cui anch’io con gattopardiano orgoglio appartengo….!!!
    GRAZIE !!!!

  • guido del giudice |

    Vorrei rispondere alla Sua domanda relativamente all’accenno a Giordano Bruno, del cui rogo si avvicina l’anniversario. Ciò che Lei denuncia io lo sostengo da vent’anni, attraverso i miei libri e il sito internet http://www.giordanobruno.com. Mi sto battendo, come un don Chisciotte, perché Napoli, la città dove si formò, nel convento di S. Domenico Maggiore, gli dedichi finalmente un monumento in una piazza (ce n’è uno perfino a Bogotà!). Perché Nola, la patria di cui andava fiero, riesca a realizzare un museo che raccolga opere e testimonianze che possano attirare, come Lei giustamente auspica, i numerosi ammiratori del filosofo. Quante fondazioni, associazioni e parchi letterari sono stati istituiti con quest’obiettivo! Ma come si può pensare di realizzare qualcosa di buono, se alla guida di questi apparati si avvicendano personaggi senza nessuna preparazione culturale, espressione di puro clientelismo politico? All’esiguità delle risorse finanziarie si aggiunge una spaventosa impreparazione culturale ( vi assicuro che ho potuto constatarla di persona). Si tratta di gente che di Giordano Bruno non sa un bel nulla. Non c’è da meravigliarsi se, giusto il tempo di saccheggiare e sperperare i già esigui fondi stanziati, e arriva puntuale la dichiarazione di fallimento.
    Così, tra due settimane partirà da Nola per Campo de fiori la solita sparuta rappresentanza di amministratori locali, che si laverà la coscienza portando una striminzita corona d’alloro sotto la statua del proprio grande concittadino. Almeno si spera: qualche anno fa il presidente della fondazione Giordano Bruno, dopo aver annunciato progetti faraonici, si dimise confessando che non erano rimasto i soldi nemmeno per quella!
    Quanto ai polizieschi della scrittrice inglese, la casa editrice che li pubblica in Italia per realizzare il sito web pubblicitario ( http://www.sperling.it/risorse/GiordanoBruno/index.html ), mi ha chiesto, in qualità di esperto, di fornire i contenuti biografici e iconografici. Insomma anche qui stessa storia: il genio italiano consente a una scrittrice inglese di vendere milioni di copie di un feuilleton. Per carità, tanto di cappello alla sua bravura, ma non mancano certo da noi altrettanto valenti ingegni. E qui le responsabilità si allargano a dismisura, in particolare allo scarso coraggio dell’editoria italiana, sostenuto da un sistema di recensioni giornalistiche, che Lei conoscerà meglio di me. Io comunque, continuando il mio discorso, presenterò il 17 febbraio un nuovo libro. Si tratta di un’intervista immaginaria a Giordano Bruno dal titolo emblematico: “Io dirò la verità”, il principio a cui il filosofo conformò la sua esistenza e lo stesso a cui deve ispirarsi il nostro impegno. Chissà che, dicendo la verità, non si riesca a mobilitare una élite culturale per un turismo d’élite.

  • marrcobcn |

    Gentile Vitaliano, non ho nessun dubbio che il suo collega sia un gran giornalista, solo dovrebbe dare le notizie in maniera completa ed obiettiva. Prendere ad esempio una figura alquanto discutibile e caratteristica come Borghezio mi sembra molto puerile. Se vuole posso fare dei nomi di politi del Sud che non sono da meno, in fatto di “perle di saggezza” del parlamentare leghista. Certo é sotto gli occhi di tutti il baratro che separa il Nord dal Sud e certamente questo divario non é per merito di Borghezio o per demerito di alcuni politici inetti del Sud. Scrivere di Borghezio dando d´intendere che i leghisti sono tutti cosi non mi sembra corretto, questa é una mia modesta opinione. Cordialitá Marco.

  • Vitaliano D'Angerio |

    Gentile Marco, il mio collega Roberto Galullo è un gran bravo giornalista. I cronisti fanno il loro mestiere: danno le notizie. Le soluzioni ai problemi le deve trovare qualcun altro.
    Un’annotazione a margine: la sua posizione, mi spiace dirlo, mi sa tanto di cliché.
    Cordiali saluti
    VDA

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