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Il piemontese di Alba, Isidoro Odin, che emigrò a Napoli per produrre il cioccolato

C'è una storia che non conoscevo. Il cioccolato Gay-Odin, quello sì, che lo conoscevo: una vera istituzione di Napoli tanto che la fabbrica è stata  inserita con decreto dell'allora ministro Ronchey, nel febbraio 1993 (sono vent'anni ormai) tra i monumenti nazionali.

Ma è la storia di Isidoro Odin che non conoscevo: piemontese di Alba, origini svizzere, che nel 1894 emigra a Napoli per aprire la sua "fabbrichetta" artigianale. Leggo nel blog di Angelo Forgione,  "Odin arrivò da una terra di antica tradizione dolciaria dove il lavoro non mancava; ma era dipendente e anonimo e la cosa non gli piaceva perché sognava un laboratorio tutto suo, dove potersi dedicare al cioccolato a tempo pieno". A Napoli sposò Onorina Gay: da qui il marchio con il doppio cognome.

La prima bottega viene aperta in Via Chiaia: e poi da lì una lunga storia. Oggi sono 10 negozi e 35 dipendenti. Un consiglio per Maurizio De Gregorio, "padre" del commissario Ricciardi: a quando un riferimento a Gay-Odin nei suoi libri?