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Sud Italia: imprenditori minacciati dalla criminalità e protetti dall’esercito. Le richieste a Renzi e Alfano

Nei giorni scorsi ho parlato a telefono con l'imprenditore calabrese Antonino De Masi che da anni, a Gioia Tauro, continua l'attività con l'esercito che protegge la sua vita, quella dei familiari e dei lavoratori che collaborano con lui. Della storia di De Masi ne ha scritto in più occasioni il collega del Sole24Ore  Roberto Galullo (http://bit.ly/1bM8QdD)

De Masi aveva risposto con un commento al post sulle aziende innovative, in cui chiedevo al business angel Marco Bicocchi Pichi di dare tre suggerimenti agli imprenditori del Mezzogiorno. Ebbene, l'imprenditore calabrese faceva notare le grandi difficoltà di fare impresa nel Sud: come si può chiedere a un fondo di private equity o a un business angel di venire a investire in Calabria, quando si è costretti ad avere i militari davanti al cancello della fabbrica?

Non so cosa rispondere ad Antonino De Masi (e non è il mio compito). L'unica cosa che posso fare è ringraziarlo per il coraggio e per l'ingegno visto che ha anche dei brevetti da valorizzare.

La questione meridionale si riduce a due parole: criminalità organizzata. Finché non verrà debellata, le grandi potenzialità del Mezzogiorno non potranno essere sprigionate. L'appello è per il ministro degli Interni Angelino Alfano e per il neopremier Matteo Renzi: investite in intelligence e in ordine pubblico, al resto ci pensano i meridionali, giovani e vecchi, imprenditori e dipendenti.