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Dopo Gomorra, una fiction anche sui poliziotti che hanno indagato sulla Terra dei fuochi

Napoli=Gomorra? Per fortuna non è così. Chi ci abita lo sa benché la situazione non sia idilliaca. Però in Campania, e in particolare nella Terra dei fuochi, quella devastata dai rifiuti della camorra, ci sono state persone che hanno indagato e sono morte, avvelenate dalle stesse sostanze interrate dai delinquenti.

Queste persone hanno un nome e un cognome: Michele Liguori, vigile urbano di Acerra ( http://bit.ly/1f4EH6n) “Pure quando ha scoperto di essere condannato a morte certa, a 59 anni, non ha smesso di lottare – scrive Simone Di Meo sul Sole24Ore -. Cercava soprattutto i ragazzi, i più giovani, instancabilmente. Per insegnare loro l’importanza di difendere la propria terra. Che era quella – amava ripetere – che aveva ereditato dai suoi genitori e che si vergognava di lasciare, così com’era, stuprata e moribonda, a suo figlio. Un po’ come quei vecchi indiani d’America che al tramonto o all’alba diventavano tutt’uno con Madre Terra. Più che un eroe in divisa, come oggi tutti con scarsa fantasia si affrettano a definirne la vita e l’esperienza, Liguori è stato un «pellerossa».

C’è poi il poliziotto Roberto Mancini che per primo ha denunciato lo scempio della Terra dei fuochi. Anche lui morto per un tumore. “Mio padre è un eroe. Ha dei nemici? Bene. Questo significa che ha lottato per qualcosa nella sua vita”,  ha detto Alessia, la figlia di appena 13 anni. A celebrare il funerale di Mancini è stato il parroco di Caivano, Don Maurizio Patriciello, in prima linea contro le ecomafie.

Liguori e Mancini, sono stati definiti “servitori dello Stato” dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sono loro l’esempio da seguire. Come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Più che una fiction ci vorrebbe un monumento.