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Fondi Ue: la “macchina da guerra” di francesi e tedeschi. Come deve muoversi il Sud

Perché francesi e tedeschi (ma sono bravi anche spagnoli e polacchi!) riescono a spendere fino all’ultimo euro dei fondi Ue? Ho ricevuto due risposte a questa semplice domanda: 1) efficienza amministrativa-organizzativa; 2) lobbying nei palazzi di Bruxelles. Qui voglio focalizzarmi soprattutto sul primo punto e su quanto potrebbero/dovrebbero fare le regioni del Sud a cui è indirizzata la gran parte dei finanziamenti destinati all’Italia.

“Francia e Germania –  spiega Laura Caserta esperta di finanziamenti europei e valutatrice delle richieste di finanziamento della Commissione Ue – hanno organizzato delle vere e proprie “macchine da guerra” per spendere i soldi europei in tempo e fino all’ultimo cent. Sono strutture collegate alle università, all’industria, alla pubblica amministrazione. In Francia, le agenzie che si occupano di finanziamenti Ue sono supportate, tra gli altri, dal ministero della Difesa, dell’Interno e dell’Economia”. Strutture rese efficienti nel corso degli anni dagli altri Paesi Ue con l’unico scopo di mettere a punto progetti e vincere i bandi europei.

Cosa manca dunque all’Italia e in particolare al Sud per spendere rapidamente e bene questi fondi ? “E’ necessario migliorare la preparazione della richiesta di finanziamenti – ribadisce Caserta -. A volte i progetti semplicemente non possiedono i requisiti richiesti dal bando. E poi le commissioni competenti devono lavorare con più celerità in un’ottica puramente meritocratica e non clientelare”.

Ecco perché sono le Università a dover svolgere il ruolo chiave di preparazione dei progetti. “Gli atenei già partecipano a questi bandi, sanno come avviene la redazione e su cosa puntare. Lo stesso vale per i centri di ricerca: sono infatti spesso le grandi aziende ad accaparrarsi tali finanziamenti grazie alle loro strutture interne di ricerca. Inoltre, grazie al lavoro svolto a livello di Commissione europea, molto è stato pensato anche per i professionisti ora assimilati alle pmi”.

Quindi vi è bisogno di un ulteriore sforzo organizzativo. Un grande lavoro è già stato fatto dai due precedenti ministri per la Coesione territoriale (Fabrizio Barca e Carlo Trigilia): basti pensare al sito www.opencoesione.gov.it , il portale sull’attuazione dei progetti finanziati dalle politiche di coesione in Italia. E’ necessario ora qualcosa di più operativo, che vada nel dettaglio. Le richieste di finanziamento da inoltrare a Bruxelles sono ponderose, almeno una settantina di pagine, tutte in inglese tecnico. Poi c’è da mettere a punto il business plan. E’ fondamentale una grande competenza. Senza dimenticare infine l’attività di lobbying a Bruxelles. Ma questo è un altro capitolo.

 

 

 

  • Vitaliano D'Angerio |

    Ciao Giuseppe e grazie per il chiarimento

  • Giuseppe |

    Occhio a non confondere i finanziamenti diretti (per i quali bisogna partecipare ai bandi europei e dunque vince chi è più bravo a prescindere dalla nazionalità, vedi Horizon2020) e quelli indiretti (fondi strutturali) per i quali ogni paese riceve una dote in base a pil, popolazione etc. che poi distribuisce alle regioni in base alla categoria a cui ciascuna regione appartiene e in base a criteri di bilanciamento decisi dai governi nazionali. Questo secondo caso è quello di cui si parla più di frequente e anche quello più rilevante dal punto di vista economico (L’Italia ha da spendere circa 40 mld per il 2014-2020). E qui l’inglese tecnico, come la lobby a bruxelles, non c’entra: i bandi sono regionali. Sui finanziamenti diretti l’esperienza francese e tedesca è molto interessante e anche in linea con l’atteggiamento complessivo che berlino, parigi ma anche Londra tengono in europa.

  • arthemis |

    “vi sono da stilare i contratti di una settantina di pagine, tutte in inglese tecnico. Oltre a mettere a punto il business plan”

    E quando vinci il progetto, il buon inglese e un ottimo controllo di gestione continuano a essere indispensabili, non basta la conoscenza dell’argomento e sapersi relazionare con gli altri partner del consorzio.

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