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L’agenzia dei beni confiscati per la gestione potrebbe chiedere aiuto a Libera

La notizia è di oggi (mercoledì 10 settembre). La villa confiscata al cassiere della Sacra corona unita di Brindisi, Cosimo Antonio Screti, si trasformerà in una cantina biologica gestita dalla coop Libera Terra Puglia. L’agenzia Ansa fa sapere che “sono iniziati i lavori per la realizzazione della Cantina Hiso Telaray-Libera Terra: saranno sperimentate pratiche di enologia biologica e trasformate le uve dei 25 ettari di vigneto confiscato in produzione attorno alla struttura”.

Nel comunicato di Libera si legge che “il fine  è la massima valorizzazione delle caratteristiche più tipiche dei vitigni,
Negroamaro in testa, con l’attenzione dovuta a piante di venti e trent’anni coltivate con metodo esclusivamente biologico”. Quanto alla villa confiscata, nel 2012 il comune di Torchiarolo (Brindisi) ha presentato al Pon Sicurezza il progetto di riutilizzo e riconversione ed è oggi affidata alla cooperativa Terre di Puglia – Libera Terra. La storia dell’abitazione confiscata è stata segnata dalla presenza di un’ipoteca bancaria estinta nel 2010 grazie all’intervento economico della Regione Puglia.

E’ una bella storia meridionale dove tanti attori (Libera, Regione Puglia, agenzia beni confiscati, banche) hanno lavorato tutti insieme contro gli interessi della criminalità organizzata. Ma allora perché gli uomini di Don Ciotti, fondatore di Libera, non partecipano in modo più organico alla gestione dei beni confiscati, fianco a fianco con l’agenzia preposta? Hanno competenza e passione: c’è un modo per dare   a questa associazione no profit più peso nella gestione dei beni sottratti alla criminalità?