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La forza del Mezzogiorno senza le mafie

“Il Mezzogiorno è stato cancellato dall’agenda nazionale”. La dichiarazione è di Romano Prodi durante la presentazione a Bari ieri del suo ultimo libro “Missione incompiuta”. E ha aggiunto: “È uscita l’ultima relazione Svimez che fa spavento: crollo di occupazione e reddito a Sud, una specie di tragedia. Tutto questo non ha commosso il Paese. Quindi, signori miei, o il Mezzogiorno ricompone una strategia politica, oppure non c’è niente da fare”.
La strategia politica appunto. Dico la mia, da emigrante nel Nord Italia dove vivo dal 1991: lo Stato italiano di una sola cosa deve occuparsi nel Mezzogiorno, deve combattere le mafie e possibilmente attenuarne la presa sull’economia. Bonificato il territorio dai clan più forti, i meridionali si daranno da fare senza chiedere aiuto a nessuno: quanto avvenuto a Casal di Principe è un esempio. L’allora ministero degli Interni, Roberto Maroni, concentrò nella terra dei Casalesi, per un anno, le migliori forze di intelligence italiane. Oggi tutti i capi clan più importanti della zona sono in carcere, il sindaco è Renato Natale, un medico tosto e anticamorra e a Casal di Principe sono visibili anche i quadri e le opere degli Uffizi di Firenze.
Non è il migliore dei mondi possibili ma un inizio.
E’ la strategia che annunciava in Tv da Riccardo Iacona, nel luglio del 2007, il magistrato Nicola Gratteri. Ce la faremo? Io sono ottimista.