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Proposta al ministro della Giustizia Orlando: facciamo gestire a Libera tutti i beni confiscati alle mafie

Oggi c’è da segnalare l’ennesima minaccia all’associazione Libera, fondata da Don Ciotti che ha come scopo principale la gestione dei beni confiscati alle mafie. A Quindici, in provincia di Avellino, sono stati esplosi colpi di arma da fuoco contro la villa bunker confiscata al clan camorristico dei Graziano e destinata a ospitare un maglificio, gestito appunto dall’associazione antimafia Libera. L’intimidazione, che non ha causato danni, precede l’arrivo a Quindici di don Ciotti. Il sacerdote domani pomeriggio, insieme al prefetto di Avellino, Carlo Sessa, inaugurerà il “Maglificio100Quindici Passi”, destinato a produrre maglieria artigianale.
Di recente il presidente dei giovani industriali, Marco Gay, ha fornito alcune cifre sulla gestione dei beni confiscati:  “17mila immobili, fra appartamenti, alberghi e terreni agricoli, che potrebbero essere immediatamente rivenduti. Quasi 800 milioni di opere d’arte, lasciate ad ammuffire in qualche cantina. Quasi 2500 aziende, di cui ormai sono rimaste attive solo in 300 – con 700 addetti e 92 milioni di fatturato – perché passano mesi, anni, prima che dal sequestro si passi alla confisca”.
E ancora spiega Gay “le risorse confiscate ammontano a circa 60 miliardi – praticamente 2 finanziarie – ma non sono una risorsa per il Paese, anzi sono un costo. Perché i beni non vengono reimmessi nel mercato finanziando le casse pubbliche, ma vengono gestiti a tempo indeterminato, con spese altissime e con procedure poco trasparenti”.
A questo punto nasce spontanea la proposta al ministro della Giustizia Orlando: vista la poca efficienza della gestione di questi beni, perché non chiediamo a Libera di prenderne in outsourcing la gestione? Anche con l’aiuto di gestori di fondi specializzati per esempio. Siamo a quota 60 miliardi. Due finanziarie come ricordava il presidente dei giovani industriali. Si può fare?