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Il masterplan per il Sud c’è. Ora attendiamo i nomi di chi dovrà attuarlo

Il tanto atteso masterplan per il Mezzogiorno è arrivato. Chi è interessato può leggere le 10 pagine del documento qui.

Due osservazioni: la prima è relativa alle prime righe del documento. Ecco uno stralcio: “Il Masterplan non è un esercizio accademico ma un processo vivo di elaborazione condivisa con istituzioni, forze economiche e sociali, ricercatori, cittadini. In questo spirito, questa introduzione è aperta ai contributi che verranno da tutti coloro che vogliono scrivere con noi una pagina nuova per il Mezzogiorno d’Italia”.

Da queste righe personalmente capisco che il masterplan per il Sud presentato dal Governo Renzi è ancora aperto ai contributi della società civile. Quindi vi è ancora la possibilità per professori, studenti ricercatori, imprenditori, liberi pensatori e cittadini, di partecipare al piano per il rilancio del Mezzogiorno. Ma allora dove e a chi rivolgersi? Sarebbe sufficiente una email e il nome del funzionario, sottosegretario o ministro che si occuperà di analizzare queste proposte. O anche una pagina su Facebook perché no.

E qui arriva la mia seconda osservazione: la proposta dei 15 patti con le regioni del Sud e le principali città meridionali è una formula che personalmente approvo. C’è la road map dei vari progetti con date e scadenze. Manca però una cosa: i nomi dei responsabili dei progetti e dei patti. Non è sufficiente, a mio avviso, dare i nomi dei presidenti di Regione, degli assessori o dei sindaci. Sarebbe utile, a fianco di ogni patto, inserire il nome del funzionario o del pool di funzionari (o tecnici) che se ne occuperà. Nei grandi vertici internazionali li chiamano gli “sherpa” ovvero le guide per arrivare alla meta.

Qui non c’è un Everest da scalare ma forse il percorso è ancora più difficile. Sapere i nomi dei responsabili tecnici dei singoli progetti o patti, potrebbe essere utile ai giornalisti e ai semplici cittadini, per spronare tali persone. Così se il progetto  si incaglia o rallenta (non diciamo fallisce se no ci bollano come “lagnosi”) potremmo almeno sapere chi è o chi sono i responsabili.