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Sud e sviluppo: vendere subito i beni confiscati ed escludere gli investimenti in sicurezza dal patto di stabilità

Oggi sui quotidiani italiani c’è tanto Sud. I temi sono i più svariati: si va dalle proposte del magistrato Nicola Gratteri sui beni confiscati, all’agguato contro Ciro Moccia, imprenditore illuminato di Gragnano e produttore di pasta, gambizzato il 29 novembre scorso. L’ennesimo agguato che, viene fatto notare, disincentiva gli investimenti nel Mezzogiorno.

Qui vorrei fare due proposte:

1) sono d’accordo con Gratteri sulla vendita immediata dei beni confiscati alle mafie ma farei un passo successivo. Conferirei immediatamente i soldi a un fondo che investa in una/due infrastrutture per  sviluppare il Mezzogiorno. I soldi del fondo, più i finanziamenti delle banche, potrebbero aprire scenari importanti (ma qui poi tocca ai tecnici dare la soluzione ad hoc)

2) Le infrastrutture non bastano però se poi le mafie chiedono il pizzo e fanno gli attentati. O gambizzano imprenditori, come Ciro Moccia, che hanno deciso di restare nella propria terra e continuare a fare investimenti. Allora ci vuole più intelligence per sconfiggere i clan. Ma ci vogliono anche i finanziamenti. La proposta è: realizzare investimenti pubblici nel settore sicurezza e chiedere a Bruxelles di escluderli dal Patto di stabilità. E’ possibile? Si può fare? Giro l’interrogativo agli europarlamentari di Strasburgo e ai nostri rappresentanti a Bruxelles. Oltre che al ministro degli Interni, Angelino Alfano.

  • francesco |

    Perchè non voltare pagina in modo radicale applicando un po’ di intelligenza ed efficienza al problema dei beni confiscati.
    E’ necessario imparare a trarre rapido beneficio nell’interesse pubblico di risorse così ingenti ora sprecate per lungaggini e incompetenza.
    Dovrebbe essere imposta la vendita entro 90 giorni della generalità dei beni comunque acquisiti a vario titolo da parte dello Stato, creando allo scopo una agenzia tipo Consip in grado di trasferire la generalità delle aziende e dei beni immobili e mobili (con eventuali limitate eccezioni per il sociale, sicurezza e cultura) a gestione privata/professionale trasferendo le entrate ad un fondo da destinare xil 70% ad investimenti innovativi ed il rimanente per utilità sociale ….Basta affidare i beni ed aziende a gestioni fallimentari improvvisate e prive di competenza, aspettando il degrado certo e la relativa perdita di valore di beni di entità così rilevante .

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