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Beni confiscati una risorsa per il Sud. Quale autorità se ne deve occupare?

Chi si deve occupare dei beni confiscati alle mafie? A che serve confiscarli se poi non ci sono i mezzi per gestirli? “Quella dei beni sottoposti a sequestro o a confisca è una partita di straordinaria importanza per lo Stato – ha dichiarato a Reggio Calabria, il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Nico D’Ascola -. Una partita che spesso comporta impieghi finanziari consistenti per rendere fruibili dal pubblico interesse centinaia di immobili, spesso vetusti ed insicuri. Strumenti che le pubbliche amministrazioni non hanno a sufficienza, con il rischio che il bene possa essere rimesso nel circuito mafioso”. Quindi non ci sono soldi per gestire gli immobili vetusti, primo punto.
Secondo punto:  “E’ anche necessario riservare maggiore attenzione al funzionamento delle imprese oggetto di misura di prevenzione perché di proprietà di personaggi appartenenti alla criminalità organizzata e mafiosa. E questo perché aziende in buona salute e con tanti occupati finiscono in poco tempo per deperire, a discapito di chi ci lavora traendone il proprio reddito, soprattutto nel Mezzogiorno”. Quindi c’è consapevolezza su quanto sta accadendo non solo per gli immobili ma anche per le imprese.
Allora: chi se ne deve occupare? L’agenzia per i beni confiscati? Non è meglio guardare oltre, alle Sgr in cui c’è la maggioranza pubblica? Invimit Sgr per quanto riguarda gli immobili, per esempio: è una “società il cui capitale è interamente detenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’obiettivo di fondo della azione di Invimit Sgr è, operando in ottica e con logiche di mercato, di cogliere le opportunità derivanti dal generale processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, attraverso l’istituzione, l’organizzazione e la gestione di fondi comuni di investimento chiusi immobiliari, come previsto dagli artt. 33 e 33-bis del Decreto Legge 98/2011″.