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Buone notizie sui fondi europei: il Sud li ha spesi tutti. Ma non finisce qui, c’è bisogno di lobby

Leggete quest’articolo del collega Giuseppe Chiellino sui fondi europei: finalmente un po’ di ottimismo. Soprattutto per il Sud Italia. Siamo riusciti a spendere tutti i fondi europei strutturali 2007-2013. Una buona notizia. Certo vi è poi da attendere la certificazione da parte dell’Unione europea ma il più sembra fatto.

Qualche domanda però bisogna farsela, proprio ora che le cose sembrano andare per il verso giusto. Capire in particolare perché Paesi come Polonia o addirittura la Lituania, entrata di recente nella Ue, riescano a progettare e spendere i fondi europei strutturali senza gli affanni del Mezzogiorno. Per tale approfondimento abbiamo chiesto aiuto a Gianluca Coppola, partner e direttore generale di Eurocrea Merchant:  si occupa da 20 anni di fondi europei e forma su tali temi gli studenti dei master Sole24Ore.

“Innanzitutto bisogna fare una differenza fra i fondi strutturali indiretti gestiti da Stato e regioni da quelli diretti gestiti direttamente dalla Commissione europea”, ricorda Coppola. “In questo caso stiamo appunto parlando degli strutturali. E poi, a proposito del Sud Italia, beh anche lì vi sono differenze: la Puglia per esempio ha best practice in ambito di fondi europei. Basta vedere le eccellenze nell’ambito del distretto tecnologico”.

La domanda chiave però è: perché gli Stati che solo recentemente sono entrati in Europa, come Polonia e Lituania, spendono i soldi in modo più efficace del Mezzogiorno e senza i nostri affanni? “Il primo motivo è che hanno sviluppato enormi competenze nell’ambito dell’europrogettazione. In alcune regioni del Sud Italia bisogna recuperare un forte gap di preparazione professionale”, risponde Coppola. Ma c’è molto altro. “Sì, oltre alla preparazione è necessario fare lobby a Bruxelles”, aggiunge l’esperto di fondi europei. E in cosa consiste questa lobby? “I funzionari che rappresentano le regioni del Sud Italia devono partecipare in modo continuo ai lavori e ai tavoli che si tengono a Bruxelles. E’ necessario partecipare alla catena decisionale, a tutto il processo europeo come fanno appunto polacchi e spagnoli ma anche i funzionari dell’Emilia Romagna e della Lombardia”.

Stare sul pezzo, partecipare alle riunioni, ai tavoli su direttive, regolamenti, progettazione. Un pressing continuo sui rappresentanti della struttura burocratica europea per poi portare a casa il risultato. Ecco la lobbying buona ed efficace a difesa degli interessi nazionali e regionali. Certo poi sarebbe necessario un criterio oggettivo per valutare i risultati che i nostri rappresentanti portano a casa ma questo è un altro discorso. Sta di fatto che Polonia e Lituania ce l’hanno fatta. Forse sarebbe il caso, nel Sud Italia, di darsi una mossa. E copiarli.