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Mezzogiorno e Germania Est. La differenza? 1500 miliardi di euro

Mezzogiorno sulle prime pagine dei giornali e anche nelle analisi degli economisti. Era ora. Ad aprire le danze era stato lo Svimez nell’estate dell’anno scorso. Oggi il premier Renzi sta firmando gli annunciati “patti” con quasi tutte le regioni del Sud Italia. Qualcosa si muove.

Questo mio post arriva dopo un interessante articolo apparso ieri su Econopoly (blog, ideato e curato dal collega Alberto Annicchiarico, che ospita contributi selezionati di autori indipendenti). Autore dell’articolo è Francesco Bruno, avvocato con master in Law and Economics oltre che collaboratore dell’Institute of Competition Law. Il titolo dell’articolo fa colpo (“Perché il Sud non è la Germania dell’Est”): andate a leggerlo. Qui riassumo alcuni punti su cui non sono d’accordo.

Parto dai contenuti e dalle cifre fornite da Bruno: nella Germania dell’Est, per il suo sviluppo, sono stati spesi 2 mila miliardi di euro in appena 20 anni (1991-2011). Nel Sud Italia, dalla Cassa del Mezzogiorno ai giorni nostri, compresi i finanziamenti nazionali ed europei, sono stati spesi invece 460 miliardi di euro in 66 anni: la Cassa del Mezzogiorno infatti è stata fondata nel 1950 (e chiusa nel 1984). Già questi numeri, per quanto mi riguarda, sono sufficienti a far emergere le differenze: è vero, il Sud non è la Germania dell’Est anche perché in 66 anni, nel Mezzogiorno, è stato  speso un quarto di quanto investito in 20 anni nel territorio dell’ex cortina di ferro.

E’ dunque importante definire il quadro economico da cui parte il ragionamento: applicando il moltiplicatore economico keynesiano chissà ora dove sarebbe il Sud con gli stessi soldi (e i tempi di investimento) della Germania Est. Nonostante finanziamenti inferiori rispetto ai tedeschi, oggi il Sud Italia può vantare poli d’eccellenza come i distretti aerospaziali: Boeing, tanto per fare un esempio, ha investito in centri di ricerca nel Mezzogiorno. Senza dimenticare i distretti di moda e abbigliamento che producono le principali griffe italiane e straniere.

A inceppare il moltiplicatore però, viene fatto notare, è il deficit di legalità. Francesco Bruno cita, giustamente, Giovanni Falcone e l’analisi del magistrato siciliano sui guadagni della mafia e sulle “dimensioni impressionanti” dei controlli delle gare d’appalto. Falcone parlava nel 1991: grazie al suo lavoro e a quello del suo collega e amico, Paolo Borsellino, oggi la Sicilia è cambiata: c’è Addiopizzo, il network di negozi ed esercizi commerciali che dichiara di non pagare il pizzo. Anche l’Italia sta cambiando: oggi c’è l’authority anticorruzione (Anac) con a capo un magistrato come Raffaele Cantone che ha combattuto il clan dei Casalesi e sviluppato un “modello Expo” per sconfiggere la corruzione negli appalti che verrà esportato anche in altre importanti gare d’appalto.

C’è tanto lavoro da fare ma l’esistente deficit di legalità (non voglio assolutamente negarlo, anzi!) va colmato con maggiori investimenti in intelligence e in apparecchiature tecnologiche per gli investigatori: usiamo, dunque, parte dei 60 miliardi di beni confiscati alle mafie (stime Giovani Confindustria) per rafforzare le strutture delle forze dell’ordine nel Mezzogiorno. Il deficit di legalità però non deve essere l’alibi per evitare di fare investimenti pubblici nel Sud Italia. Lotta alla criminalità organizzata e investimenti in infrastrutture devono andare di pari passo. Per le ricette economiche lascio invece lo spazio alle proposte degli economisti. Sono però contrario alle gabbie salariali per il Sud Italia. Ci vogliono nuove idee, non vecchi arnesi, per rilanciare il Mezzogiorno d’Italia.

  • Marinaio Dacquadolce |

    Grazie per la risposta, tra l’altro a un commento un pò confusionario, ma l’ho scritto durante uno spostamento in treno.

    La Germania ha speso quattro volte tanto quello che ha investito l’italia (in termini assoluti, in rapporto al PIL nazionale la differenza cala sensibilmente) ma comunque non ha ottenuto risultati quattro volte superiori. La situazione è leggermente migliore, ma lo erano anche le condizioni iniziali.
    E nonostante ciò l’ex Est continua a essere il fratello minore da accudire. Questo per dire che più soldi non hanno reso l’ex Germania est un paradiso in terra.

    Il mio è un commento, e in quanto tale non contiene proposte. Mi limito a esporre la mia visione su alcuni contenuto dell’articolo, come l’idea di innalzare ancora gli stanziamenti per destinarli all’intelligence. Denari finirebbero comunque malspesi e invano. Ho le prove matimatiche di questo? No di certo, ma se lo spreco e le opere pubbliche incomplete sono diventati segni distintivi è lecito dubitare del buon esito di nuove iniziative.

    Prima ancora è necessaria un’ammissione di responsabilità , in primis degli amministratori ma a cascata di tutti gli altri strati della società.

    Altrimenti, se come chiosa lei, la colpa è sempre degli altri, temo che non si vada da nessuna parte.

  • Vitaliano D'Angerio |

    Parto dalla fine del suo intervento. Boeing, Nardò: l’elenco è lungo. Non capisco perché debbano finire “nella categoria folklore” come dice lei. Qualcosa si sta facendo proprio in queste settimane (vedi patti per il Sud): non la accuso di qualunquismo ma non bisogna nemmeno essere pessimisti a tutti costi.
    Sul deficit di legalità: sono cinque anni e mezzo che esiste questo blog. Di deficit di legalità ne ho scritto tanto proponendo anche soluzioni. Il problema infatti è proprio questo anche nel suo commento: ottime analisi, descrizioni certosine ma nessuna proposta concreta. Qualche proposta da me è stata avanzata: utilizzare i beni confiscati (controvalore di 60 miliardi), eventualmente conferendoli a uno o più fondi immobiliari o altri tipo di veicoli giuridici, usandone i rendimenti per infrastrutture e affini.
    Evito infine di entrare ulteriormente su comparazioni economiche con altre nazioni: i dati sono lì per chi vuole leggerli. La Germania ha speso molto di più per i cugini dell’est. Stop

  • Marinaio Dacquadolce |

    Sono pronto a affrontare eventuali accuse di qualunquismo, ma ritengo che vadano sottolineati i seguenti punti.
    La Germania est non è un termine di paragone significativo se non per il rapporto percentuale del PIL pro capite rispetto alla ragione vicina più avanzata (ovest in un caso, norditalia nell’altro). In un confronto con i cantoni svizzeri il meridione d’Italia farebbe una figurona, dato che il pil procapite del cantone meno benestante è il 30% di quello del cantone più ricco.

    Il tratto comune è l’ingente spesa pubblica che il governo centrale ha finanziato per sostenere la parte più svantaggiata del paese, ma là c’era un tessuto industriale che fu privatizzato, sebbene non di primo piano e comunque legato a una economia di pianificazione, di qua non semplicemente non c’era. (anche se la privatizzazione delle industrie ex DDR non fu un successo e ci vorrebbero libri per trattarlo esaustivamente).

    Oltre agli stanziamenti della cassa del mezzogiorno credo che andrebbero presi in considerazione gli inquantificabili costi sostenuti con vari tentativi di industrializzazione tipo alfasud, stabilimenti delocalizzati (es termii imerese), infrastrutture (la tragicomica salerno-reggio calabria) ecc.

    Il post originale a cui si riferisce è scritto da un avvocato che pone molto più l’accento sul deficit di legalità di quanto non faccia lei nel suo articolo.
    La Sicilia da sola utilizza un terzo degli stanziamenti statali per il bilancio delle regioni. Quali altri investimenti in intelligence occorrono in una regione che paga centinaia di ore di spalamento neve straordinario a un dipendente in agosto (vicenda di pochi anni fa)? Basterebbe aprire gli occhi.

    Poi si, ci sono centri di eccellenza come la Boeing, la pista di Nardò, ecc…, ma se non si vuole continuare a dare la colpa ai Savoia bisognerebbe fare qualcosa per evitare che finiscano nella categoria del folklore.

  • Giorgio Pavan |

    nella Germania Est, le gabbie salariali esistono se non altro nell’industria privata.Se hai un’area svantaggiata offrire condizioni di costo del lavoro favorito rispetto all’area core aiuta.Se non ce l’hai devi investire di più in fondi di solidarietà di altro genere per colmare il gap.

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