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Un fondo e una Sgr per le infrastrutture del Mezzogiorno

Complici altri eventi tragici (strage di Nizza e fallito golpe turco), lo scontro ferroviario in Puglia ha perso subito quota tra le notizie di televisioni e giornali. Purtroppo è la legge dei mass media e dell’attualità. A distanza di qualche giorno, però, è opportuno fare una riflessione sulle infrastrutture del Mezzogiorno.

Ho letto e sentito molti pugliesi rivendicare la modernità di treni e carrozze. Il problema, oltre al binario unico, erano i mezzi poco moderni (telefono e fax) per comunicare partenza e arrivo del treno. La Puglia è una delle regioni più all’avanguardia non solo del Mezzogiorno ma di tutta Italia. E dunque merita infrastrutture altrettanto moderne, a cominciare dall’alta velocità oltre ai collegamenti con il Tirreno.

Ci sono dati recenti che indicano un buon momento delle imprese meridionali. C’è più consapevolezza del passato sulle potenzialità economiche del Sud Italia. Ora è necessaria una classe politica e manageriale all’altezza. Le elezioni regionali e amministrative sono passate e le politiche sembrano ancora lontane: è chiedere troppo ai politici di aguzzare l’ingegno? Come è stato creato un fondo Atlante per le banche, è auspicabile un fondo per le infrastrutture del Sud. Le Sgr ci sono già, non è necessario crearle. Per il patrimonio? C’è un tesoro da 60 miliardi di beni confiscati, in gran parte nel Sud Italia, che potrebbe anche solo in minima parte essere utilizzato come base di partenza. Di recente i beni confiscati sono al centro dell’attenzione anche grazie all’iniziativa di Fondazione con il Sud.

Le idee non mancano: i presidenti delle regioni meridionali potrebbero essere, a mio avviso, i veri protagonisti della svolta. Ne hanno voglia? Aspettiamo risposte.