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Polonia meglio del Sud Italia? Sì, con un’osservazione

Vi invito a leggere l’articolo del collega Giuseppe Chiellino che mette in parallelo il sistema-Polonia con il sistema-Sud Italia. Vi dico già che Varsavia batte Napoli, Bari, Catanzaro, Potenza, Palermo e Cagliari. I polacchi sono più bravi nella formazione, nell’utilizzo soprattutto dei fondi europei etc etc. Insomma dobbiamo andare in Polonia per capire come risollevarci.

Unica osservazione, fatta anche di persona a Giuseppe (meridionale come me!): a mio avviso l’euro per l’Italia ha un ruolo chiave. La Polonia infatti ha una sua moneta, lo zloty. Ora non voglio entrare in temi macroeconomici, ci sarebbe tanto da dire. Ma colgo l’occasione per invitare i lettori di questo blog a leggere l’articolo e ad esprimere le proprie osservazioni sul Sud Italia condividendo anche soluzioni (plausibili) per uscire dall’ormai annosa empasse in cui vive il Mezzogiorno

  • habsb |

    Non si puo’ fare molto contro una criminalità organizzata radicata nel territorio da decenni

    Con una disoccupazione giovanile intorno al 50%, anche se solo un giovane su 10 si fa attirare dalle sirene dei guadagni facili, pistola in mano, resterebbe sempre un numero di delinquenti grandemente superiore alle forze di polizia che possono essere mobilitate

    Queste sono necessarie, ma non bastano. Occorre soprattutto ridurre le tasse alle imprese perché queste possano investire e assumere. Una volta trovato un un buon impiego, chi andrebbe più a rischiare la vita nella manovalanza mafiosa ?

    Nei paesi come Emirati o Singapore dove la disoccupazione non esiste, la criminalità è nulla. Questa invece è estrema in paesi come il Venezuela o il Sudafrica che hanno altissimi tassi di disoccupazione

  • Vitaliano D'Angerio |

    Penso che il Sud dovrebbe essere sgravato di una zavorra: la criminalità organizzata. E’ l’unico investimento che dovrebbe fare lo Stato nel Mezzogiorno. A quel punto, eliminate le mafie, il Sud dovrà essere trattato come il Nord. La cornice della legalità deve essere però uguale per tutti altrimenti è una gara con handicap

  • habsb |

    ARTEMIS
    grazie per la risposta.

    Tutto dipende da cosa vogliamo fare.
    Vogliamo spingere TUTTE le aziende italiane, quelle del Nord e quelle del Sud, certo col rischio che quelle del Nord corrano di piu’ e amplino il divario di cui Lei parla ?
    Oppure vogliamo semplicemente redistribuire quello che guadagna il Nord per attribuirlo al Sud ?

    Insomma che vuole il Sud ? Vuole progredire (e in tal caso occorrono tagli fiscali perché le sue imprese possano investire maggiormente), oppure vuole semplicemente raggiungere il Nord ?
    Perché in questo secondo caso, la sola possibilità è che sia il Nord a raggiungere il Sud precipitando ai suoi livelli di povertà.

  • artemis |

    @habsb:
    1- concordo, se continua così non si potrà mantenere l’attuale livello di formazione nemmeno al nord; non può essere che il futuro di un ragazzo dipenda dalla fortuna/sfortuna rispetto alla scuola o addirittura della sezione in cui si capita!
    2- una riduzione della pressione fiscale non spingerebbe ulteriormente le aziende del nord Italia, mantenendo o ampliando l’attuale divario? ‘L’allora Lega Nord aveva proposto la secessione proprio per poter “entrare a pieno merito” nel club delll’euro “senza la zavorra meridionale”…

  • habsb |

    Inutile cercare scuse nell’Euro : con la Lira le cose non andavano certo meglio.

    Due sono le cose che spiegano i buoni risultati polacchi

    1° la migliore formazione scolastica : la Polonia è il terzo paese europeo, dopo Finlandia e Estonia, nella classifica PISA dei risultati scolastici. Molto piu’ in basso si trova l’Italia, e una classifica per regioni italiane vede il Sud ancora molto piu’ in basso del Nord.

    2° la differenza nelle aliquote fiscali sulle imprese, che sono in Polonia del 19% e in Italia del 28% : quasi un 10% del reddito, che manca alle imprese italiane per investire e finisce nel buco nero del bilancio statale.

    Per migliorare le cose, e umilmente apprendere dai più accorti polacchi, si imporrebbe quindi un piano di vigorosa riduzione fiscale.
    Più complesso il discorso scolastico, ma è chiaro che dovremmo anche li’ seguire il modello polacco, o continuare a restare in un impasse che dura da quasi un secolo.

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