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Beni confiscati: 3,2 milioni di euro per 7 iniziative nel Sud Italia. Ecco quali sono

Beni confiscati finalmente valorizzati e restituiti al circuito economico virtuso. Sono sette le iniziative finanziate da Fondazione con il Sud e dalla Fondazione Peppino Vismara: 2 in Campania (province di Salerno e Caserta), 1 in Calabria (provincia di Reggio Calabria), 2 in Sicilia (provincia di Palermo) e 2 in Puglia (province di Foggia e Brindisi). Fra l’altro le iniziative coinvolgono 50 organizzazioni tra cooperative sociali, associazioni, università e altre istituzioni locali.

E’ la quarta edizione del bando Beni Confiscati di Fondazione con il Sud. E tutti i progetti finanziati sono molto interessanti: si va dalla conversione di un edificio confiscato alla mafia a Casteldaccia (Palermo) in un caffè letterario, con area food multietnica e il coinvolgimento di chef stellati e giovani immigrati, alla creazione a Battipaglia (Salerno) di un supermercato sociale che, oltre alle attività commerciali, realizzerà interventi educativi e di sensibilizzazione. Ci sono poi tre progetti in particolare di agricoltura sociale bio in terreni confiscati a Polizzi Generosa (Palermo), a Cerignola (Foggia) e San Vito dei Normanni (Brindisi, nella foto in alto).

Nella nota delle due fondazioni viene sottolineato che “il problema di come utilizzare i beni confiscati è particolarmente rilevante nel Paese. In Italia, su oltre 30 mila beni immobili confiscati, più di 15 mila sono “destinati”, ovvero già assegnati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc) agli enti locali. L’82% è localizzato nelle regioni meridionali: soltanto nel 2018, sono stati destinati oltre 1.700 immobili nelle regioni del Sud. Si registra però una difficoltà del Terzo settore a presentare progetti di valorizzazione, sia per la durata di utilizzo troppo limitata concessa da molte amministrazioni comunali, sia per l’eccessiva onerosità delle spese per le ristrutturazioni”.

Burocrazia e finanziamenti dunque. “L’Agenzia sta facendo molto bene, ma l’assegnazione finale da parte degli enti locali alle organizzazioni del Terzo settore deve essere più rapida e contemplare tempi di utilizzo più lunghi.– sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud –Spesso i beni arrivano in uno stato di completa devastazione, richiedendo sforzi economici ingenti, e gli enti concedono l’utilizzo del bene solo per pochissimi anni, non permettendo di avviare progetti credibili di valorizzazione”.

I beni confiscati nel Sud Italia potrebbero veramente diventare una risorsa e un’opportunità. Forse Governo e Regioni dovrebbero veramente mettere a fattor comune le competenze e dare maggiore supporto all’Agenzia per i beni confiscati.