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Quando il treno fa aumentare il Pil di un territorio: Calabria e Sicilia aspettano

A proposito di treno. “Italia divisa in due: dove c’è la Tav, il Pil cresce del 7-8% in più”. Riporto in modo fedele l’apertura del Sole24Ore di oggi 30 gennaio perché è emblematica di quanto sono importanti gli investimenti sulla rete ferroviaria e in particolare sull’Alta velocità. L’articolo è del collega Giorgio Santilli che descrive i dati di uno studio dell’Università Federico II di Napoli, ricerca rilanciata in questi giorni da Ennio Cascetta, ordinario di pianificazione dei trasporti nella stessa università.

L’Italia spaccata in due

Nella tabella del Sole24Ore emerge in modo chiaro che Sicilia, Calabria e il tacco pugliese sono le zone più penalizzate dall’Alta Velocità in termini di lontananza (calcolata in minuti) dalle stazioni d’accesso della Tav.  “…le città dotate di stazione Alta Velocità – scrive Santilli – hanno visto crescere il Pil del 10% nel decennio 2008-2018 (è il dato provinciale) contro il 3% delle province che hanno una distanza superiore alle due ore dalla stazione”.

Calabria e Sicilia

A quando dunque un allungamento della Tav a Calabria e Sicilia? Più in generale a quando un grande investimento nelle reti ferroviarie come sta progettando di fare la Germania? Al netto delle polemiche sulla Tav e degli investimenti relativi, serve comunque una manutenzione e un rafforzamento delle linee ferroviarie di lunga distanza e di quelle “medie” utilizzate dai pendolari. Tanto più che i treni sono fra gli investimenti che rientrano a pieno titolo in quel piano Green dell‘Unione europea. E se il futuro BTp green fosse destinato in via esclusiva a rafforzare il sistema ferroviario italiano, e in particolare quello del Sud Italia?