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#Sud2030 (prima puntata): online le risorse a supporto del Piano per il Sud

Un blog che si occupa di Mezzogiorno non può sorvolare sul “Piano per il Sud” realizzato dal ministro Giuseppe Provenzano, presentato il 14 febbraio 2019 e messo online. Me ne occuperò a puntate. Il tema è interessante, oserei dire fondamentale per la crescita futura dell’Italia.

Basta partire da due dati inseriti a pagina 2 di #Sud2030 com’è stato denominato il piano:

  1. L’associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) “calcola che ogni euro investito in infrastrutture al Sud attivi 0,4 euro di domanda di beni e servizi nel Centro-Nord”.
  2. Secondo le stime della Banca d’Italia, “un incremento degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno pari all’1% del suo Pil per un decennio (circa 4 miliardi annui), avrebbe effetti espansivi significativi per l’intera economia italiana”.

Svimez e Bankitalia sono due istituzioni italiani super partes. Giusto averle citate all’inizio del documento per chiarire il quadro macroeconomico.

Le risorse

Nelle prime 11 pagine del documento sono indicate le risorse: dove andrà a pescare #Sud2030? “Le azioni su cui si concentrerà l’attività del Governo per rilanciare gli investimenti nel Sud nel
triennio 2020-22 – si legge nel box a pagina 9 -, a parità di risorse disponibili e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, garantiranno una maggiore dotazione di risorse e capacità spesa in conto capitale in media d’anno di circa 7 miliardi di euro, pari all’1,8 per cento del Pil del Mezzogiorno”.

I 5,6 miliardi che arriveranno grazie alla clausola 34%
Nessuna risorsa aggiuntiva ma una rimodulazione delle stesse. E su quali basi? Nel documento si fa riferimento a una precisa percentuale: 34% ovvero il peso della popolazione meridionale sul totale nazionale. “La spesa ordinaria in conto capitale della PA – viene spiegato in #Sud2030 – , che ha raggiunto nelle regioni meridionali in valori assoluti i 6,2 miliardi del 2018, rappresenta solo il 22,5% del valore nazionale, ben al di sotto del peso del Sud in termini di popolazione (circa il 34%)”. Questa percentuale è un punto decisivo nelle risorse da indirizzare al Sud nei prossimi anni. Nella tabellina viene quantificato in 5,6 miliardi da recuperare nell’intero triennio 2020-2022.

Gli altri fondi da utilizzare
Il recupero della clausola 34% è uno dei tre pilastri finanziari su cui si regge il piano #Sud2030. Per rilanciare il Sud Italia ci sono poi da “rispolverare” il Fondo Sviluppo e Coesione (Fsc) e i Fondi strutturali e di investimento europei (Sie). Per il Fsc, la legge di Bilancio 2020 “modifica i meccanismi di riprogrammazione – viene spiegato nel documento – al fine di accelerare la capacità di spesa delle amministrazioni centrali e regionali”. Ergo, bisognerà spendere bene e soprattutto in modo più veloce soldi già stanziati: 6,5 miliardi nel triennio.

Anche per i fondi Sie c’è una nuova programmazione. In #Sud2030 viene sottolineata la lentezza nella programmazione di spesa. Ci sono da utilizzare infatti  in modo accelerato,  i 3 miliardi di euro di spesa provenienti dalla programmazione 2014-2020. Inoltre c’è la richiesta (auspicio?) di un target di spesa del 7% nel biennio 2021-2022 del nuovo ciclo di programmazione che chiuderà nel 2027.

L’assenza del quarto pilastro green
In questa prima puntata sulle risorse di #Sud2030 vorrei evidenziare l’elemento positivo del riferimento all’Agenda 2030 dell’Onu e ai 17 obiettivi (Sustainable development goals – Sdg’s) da raggiungere entro 10 anni per consentire al mondo uno sviluppo sostenibile. Inoltre vi sono tanti riferimenti alla rivoluzione green con un capitolo dedicato alla svolta ecologica del Mezzogiorno. Di contro, vi è da sottolineare l’assenza di un quarto pilastro finanziario, quello green appunto. Come evidenziato anche su Plus24, il settimanale di risparmio e investimenti del Sole24Ore, vi è allo studio del Governo l’emissione di un BTp green che verrà collocato pure tra i piccoli risparmiatori. Perché non prendere in considerazione questo tipo di risorsa, almeno come indicazione, anche nel Piano per il Sud? Eppure i progetti ferroviari e le scuole (abbandono), hanno per esempio un comun denominatore: la misurabilità, elemento chiave per il calcolo dell’impatto ambientale e sociale.

Vedremo se nelle prossime settimane si aprirà una discussione su questi temi. L’emergenza coronavirus, giustamente, fa passare tutto in secondo secondo. Il progetto 2030 per il Sud è però cruciale: il rilancio dell’economia italiana, tanto più adesso, passa per un rilancio del Mezzogiorno.