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Piano per il Mezzogiorno, dopo il Covid una #CallforSud

Era il 3 marzo quando scrissi la prima puntata sul Piano per il Sud elaborato dal ministro Giuseppe Provenzano e dal suo team. Era stato presentato il 14 febbraio, dal titolo #Sud2030. Purtroppo dopo una settimana circa è scattato il lockdown a causa del coronavirus. E ora quel piano sembra il documento di un’altra epoca!

Un nuovo piano

Non andrò dunque avanti con le puntate di spiegazione del Piano per il Sud perché credo vada profondamente cambiato alla luce di quanto deciso a Bruxelles e a Roma in questi 3 mesi. Le linee di base tracciate da #Sud2030 erano corrette soprattutto quelle riguardanti la scuola. Il capitale umano del Mezzogiorno dovrebbe sempre essere al centro di tutti i futuri progetti. Penso però che debba cambiare metodo di elaborazione del Piano.

#CallforSud

Il futuro Piano per il Sud dovrebbe essere maggiormente condiviso e soprattutto dovrebbe coinvolgere università e imprenditori, teoria e pratica. C’è bisogno di idee e progetti (università), e c’è bisogno di chi li realizzi o li bocci (imprenditori) perché impossibili da realizzare. Gli ambiti dove sviluppare idee e progetti potrebbero essere quelli indicati dalla Commissione europea per il Recovery Fund, scuola e ambiente per esempio. Toccherà poi al ministro Provenzano e ai suoi collaboratori stabilire le regole per partecipare  a una #CallforSud, un appello alle migliori intelligenze del Sud e non solo, per indicare le strade e gli obiettivi da raggiungere da qui al 2030.

Le risorse di Bruxelles

Paolo Gentiloni, l’eurocommissario italiano all’Economia ha dichiarato che il Recovery Fund è un’occasione da non sprecare per superare la crisi del virus e quella economica. I finanziamenti che arriveranno dall’Europa sono l’ultima spiaggia per modernizzare l’Italia e il Sud in particolare. Il denaro arriverà nel 2021 salvo colpi di scena e dovrà trovare progetti seri e affidabili e gente pronta a realizzarli: un nuovo Piano per il Sud, elaborato e condiviso con università e imprese sarebbe un ottimo punto di partenza per il Mezzogiorno.

 

 

  • habsb |

    dr. D’Angerio

    i piani di sviluppo possono essere a breve termine o a lungo termine

    I piani a breve devono accontentarsi delle competenze disponibili “hic et nunc”, e hanno l’obiettivo di proporre nuovi beni e servizi entro 5 anni.
    Quindi costruire ad esempio nuovi laboratori avanzati di ricerca e sviluppo in medicina, genetica, microelettronica, robotica etc etc Questi laboratori dovrebbero restare proprietà dello Stato, che fornirebbe accesso gratuito alle imprese interessate, che non mancherebbero più di strumenti di sviluppo di nuovi prodotti o servizi.

    I piani a lungo termine consistono nella formazione di nuove competenze oggi indisponibili, attraverso l’instruzione superiore.
    In questo caso i finanziamenti non sono necessari : non è pagando di più i professori che si eleva il livello degli studenti, ma introducendo una maggiore severità e selezione. I paesi che incrementano più rapidamente la loro prosperità sono anche quelli che hanno le univerisità le più severe, e non quelli che spendono di più nell’istruzione. Basti l’esempio di Singapore e Corea.

    Quindi ne’ a breve termine ne’ a lungo termine è necessario trasferire fondi dallo Stato (o dall’Europa) a imprese o privati.

    Invece purtroppo la sacrosanta necessità di un piano di sviluppo per il Sud Italia è usata come pretesto per invocare semplici trasferimenti di denaro pubblico a beneficio di privati o imprese private.

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